INTERIORS

17 aprile 2014

Salone e Fuorisalone: considerazioni random

Si è conclusa domenica, con mio sommo rammarico, la design week milanese. Se ancora non si fosse capito io la settimana del salone la adoro, e non solo perché mi sfondo di prosecchi aggratiss la città vive un fermento che purtroppo manca durante il resto dell'anno e che dovrebbe essere più o meno la norma per una capitale del design mondiale. La adoro perché per sette giorni il mondo intero ti cammina intorno, e in ogni angolo puoi trovare qualcosa di interessante da vedere ed una ispirazione da sfruttare. Ma è anche la settimana in cui quintalate di pseudointellettualifintotrasandatiradicalimanontropposinistrorsiliberali prendono possesso di qualsiasi luogo in cui è presente la bandierina di "Interni" per parlare di cose che non sanno, solitamente col piglio di quelli che mangiano pane e arte/design/architettura dalla mattina alla sera pur occupandosi di tutt'altro durante il resto dell'anno. Poi ci sono anche addetti ai lavori che, per il solo fatto di esserlo, si sentono così, ma 'nzomma siamo tutti d'accordo sull'evitare gente del genere come la peste, anche se in una città circense come Milano non capita raramente di inciampare in questa tipologia di persone.
Ciò detto, tornare a Milano anche solo per una settimana mi ha rimesso a posto i chakra. E' una città che amo e che sento come una seconda casa, e tutte le volte che ci rimetto piede mi sembra di riappropriarmi di un pezzo della mia vita che è rimasto lì dopo l'ultimo trasloco. Ma sto andando fuori topic.
Design week, dicevamo. Non mi sperticherò nelle previsioni dei trend futuri perché la quantità di oggetti, arredi e allestimenti che ho visto è talmente vasta da non consentirmi di fare un'analisi esaustiva. Vi dico però che ho notato una certa attenzione verso l'autoproduzione, "fenomeno" di cui si parla già da tempo e che sta diventando a tutti gli effetti un modus operandi del fare design; e all'ecosostenibilità, come ormai da qualche anno a questa parte. Questa vena green è particolarmente evidente nell'uso dei materiali: il legno è stato il più usato in assoluto, in misura minore marmo e pietre naturali. I metalli acquisiscono un'allure preziosa tramite sfumature rosso-dorate (e quindi rame, bronzo, ottone), o grazie a trattamenti superficiali che lo rendono meno freddo e impersonale. I tessuti sono spesso a trama grossa e tinti di nuances delicate. Ho notato inoltre un diffusissimo gusto nordico nel disegno degli oggetti. Bello perché essenziale, e solo gli dei sanno quanto abbiamo bisogno di essenzialità (non solo nelle nostre case). Ma sputtanato. Tanto tanto. Ma su questo ci tornerò. In definitiva, c'è una gran voglia di qualità nella forma e nella sostanza, e ciò è bene.
Vi lascio alcuni collage a caso di quello che ho visto, bruttini eh, ve lo dico, ma fare foto in mezzo a millemila persone è stata un'impresa.
Enjoy!














English text

It ended on Sunday, to my regret, the Milan design week. If you still had not figured out, I adore the design week, and not just because I drink a lot of free prosecco the city lives a ferment that is sadly lacking in the rest of the year and that it should be more or less the norm for a design capital world. I love it because for seven days the whole world walks around you, and in every corner you can find something interesting to see and an inspiration to exploit. But it is also the week in which lots of fake artists take possession of any place that has the "Interni" flag to talk about things they do not know, usually with the attitude of those who eat bread and art / design / architecture from morning to evening while doing anything else during the rest of the year. Then there are also experts who feel like this, but  we can all agree on avoiding such people like the plague.
That said, going back to Milan just for a week puts my chakras into place. It's a city that I love and feel like a second home, and every time I set foot in it seems to me to reclaim a piece of my life that has been there since the last move. But I'm getting off topic .
Design week, we said. I will not talk about future trends because the amount of objects, furniture and equipment I've seen is so wide that it does not allow me to do a comprehensive analysis. But I tell you that I noticed some attention toward the self-production, "phenomenon" we are talking about for some time (and it is becoming in effect a modus operandi of doing design; and eco-sustainability, as for some years now. This vein is particularly evident in the use of green materials: wood has been the most widely used of all, to a lesser extent marble and natural stone. The allure of precious metals acquire through shades of red-gold (so copper, bronze, brass), or due to surface treatments that make it less cold and impersonal. The fabrics are often coarse texture and tinted with delicate nuances. I also noticed a widespread nordic taste in the design of objects. Nice because essential, and only the gods know how we need essential (not just in our homes). But oversused. So much. But on this I will be back. Ultimately, there is a great desire for quality in both form and substance, and that is good.
I leave you some random collage of what I've seen, not beautiful huh, I tell you, but there were too many people to make decent pictures.
Enjoy!




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